Quanto (non) vendono gli scrittori in Italia?

Conoscere i dati di vendita di un libro non è cosa semplice per i lettori ma neppure per gli operatori del settore. Ma quanto si guadagna pubblicando un libro?

Il terzo segreto di Fatima? Riguarda i dati di vendita dei libri in Italia. Quelli veri, intendo, per averne di falsi basta chiedere in giro (o affidarsi alle trovate creative che campeggiano sulle fascette). Spesso un libro dall’esterno dà l’idea di vendere bene e guai a sciupare una buona impressione…

Comunque sia, se lavori in editoria o hai la disgrazia di scrivere, di questi tempi devi sopravvivere a un ingrato terzetto: anticipi, tiratura, vendite. Che cosa hanno in comune? Un mastodontico segno meno che lampeggia tipo insegna al neon.

Dati di vendita dei libri: le classifiche sono proiezioni, per i dati veri tocca pagare.

Ma quanto vende un libro che vende? Ovvio che le cose cambiano parecchio se abbiamo per le mani un esordio o il titolo di uno scrittore di successo. Comunque sia i dati di vendita si possono desumere dalle classifiche (c’è anche chi si affida al pendolino…). Sono proiezioni, però, se volete i numeri precisi, settimana per settimana, sappiate che tocca pagare. Nielsen e GFK offrono servizi di questo tipo. Perciò le cifre non circolano facilmente, ma va detto che molti editori fanno firmare ai propri autori accordi di segretezza, affinché si mantenga il riserbo. Già.

Se non volete spendere, bisogna adoperare la tecnica di Julian Assange: avere delle buone fonti. Ovvero editori, agenti e scrittori che vi forniscono un quadro piuttosto preciso della situazione. Bene. Sappiate che in passato per entrare in classifica si dovevano vendere 25-30mila copie la settimana (succedeva a Camilleri, Saviano, Volo per capirci). Adesso se ne vendi 10mila sei un drago (spesso, peraltro, con cali spaventosi nelle settimane seguenti). Ci sono settimane in cui a un autore basta venderne mille per comparire nelle classifiche e la media è di 3-4mila a settimana.

Tutti gli autori incassano un anticipo? Certo che no!

E gli anticipi? Parliamo dei soldi che un autore riceve alla consegna del testo (ma se leggete sotto, scoprirete che spesso la cifra, quando c’è viene suddivisa in diverse tranche). In passato spesso erano d’oro. Succedeva per esempio che un autore incassasse una cifra più alta delle vendite del primo titolo. Esempio: otteneva 70.000 euro di anticipo e vendeva solo 50mila copie (che sono tante! ma non abbastanza per recuperare l’anticipo).

Oggi le somme sono diminuite parecchio, anche se certi nomi incassano sempre bene, questo accade soprattutto per evitare che migrino da un altro editore. Il rischio? Che la casa editrice non rientri mai di questi anticipi… si vocifera di un gruppo che ha questo problemuccio (ballano milioni e non si tratta di copechi). La verità è che – anche se è dura ammetterlo – rispetto ad anticipi e costi di stampa e promozione, diversi scrittori di calibro sono più una spesa che un guadagno. E forse il mondo dell’editoria cambierà proprio quando si ridiscuteranno questi anticipi d’oro.

Quanto conta la tiratura di un libro, cioè il numero di copie stampate?

Adesso bisogna inserire un altro numero: la tiratura, cioè il monte copie che una casa editrice stampa in prima battuta quando pubblica un titolo. In passato era alta per forza perché per abbattere i costi di stampa toccava tirare molte copie. Oggi i costi si sono abbassati così si stampano meno copie (e si pubblicano più libri, ma questa è un’altra, annosa, faccenda). Per un esordiente – mi riferisco a un editore medio-grande – siamo sulle 2-3mila copie (ma si scende anche a 1500) e l’anticipo, quando tutto va bene, è sui 2-3.000 euro (5-6.000 quando le cose vanno benissimo). E le vendite? Superare le 6mila copie è un successo. Se si pubblica con un piccolo editore (che di solito ha una altrettanto piccola distribuzione) toccare le mille copie è già una impresa.

Un grande editore stampa 4.500 copie per un esordiente in cui crede. Quando l’autore è un nome noto (non uno scrittore ma un personaggio noto) le copie salgono: tra le 8mila e le 15mila con anticipi sugli 8-15mila euro. Ci sono gruppi editoriali che hanno dimezzato le tirature per problemi con il distributore ma possono far fronte molto velocemente alle richieste, nel caso la prima tiratura sia esaurita. È non è un dettaglio da poco: se i lettori cercano il vostro libro, ma il vostro libro non c’è, si rischia di perdere l’attimo. Per sempre.

La tiratura non cambia molto se si è un autore medio e gli anticipi si fissano tenendo conto delle vendite del libro precedente: per semplificare considerate un euro a copia.

Alcuni editori gli anticipi non li danno proprio. La politica “zero anticipi” non riguarda solo i piccolissimi editori ma anche alcuni big che, con esordienti o testi che ritengono di nicchia, non si vogliono esporre. In alcuni rari casi si preferisce aumentare le royalty passando da un 7 a un 10 per cento per le prime 5mila copie. Un altro cambiamento? La modalità con cui viene erogato l’anticipo che oggi viene ripartito in tre o quattro parti (alla firma, alla consegna e all’uscita), dettaglio che richiede delle accortezze in fase contrattuale.

Sfatiamo alcuni miti. Ci sono autori con una rassegna stampa senza soluzione di continuità che hanno presentato il proprio libro anche su Plutone eppure se poteste dare uno sguardo ai dati di vendita scoprireste che hanno venduto poco. Pochissimo! Una media di 50-100 copie a settimana per i primi due mesi e poi via con le presentazioni. Per racimolare in un anno circa 2mila copie (e sono dati di vendita buoni, alcuni nonostante le trasferte non ce la fanno).

E il resto? È noia. Perché l’unico dato stabile negli anni è che per vendere copie bisogna passare da Fabio Fazio o vincere lo Strega. Che amarezza.

 

Fonte: https://www.bookblister.com

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