Valutazione delle rimanenze di magazzino: LIFO, FIFO e costo medio ponderato
- 13 Dicembre 2018
- valorizzazione magazzino
Nella gran parte delle imprese industriali e commerciali, la valutazione delle rimanenze di magazzino è l’attività più complessa e laboriosa fra tutte quelle che sono richieste dalla redazione del bilancio d’esercizio.
Non a caso, gran parte di tale valutazione si basa su supposizioni soggettive, e per gli stessi motivi sono ben poche le poste contabili che, come questa, lasciano spazio ad abusi e stime infondate, anche e soprattutto per motivi fiscali. In effetti, gonfiare o sottostimare le rimanenze è metodo semplice e diffuso per manovrare impunemente sul reddito.
La regola generale che sovrintende alla redazione del bilancio d’esercizio è il metodo del costo storico: ogni posta va indicata sulla base del costo effettivamente sostenuto. Nelle grandi aziende, però, ipotizzare l’individuazione del costo specifico di ogni bene è impresa impossibile. Si pensi ad un magazzino di materiali presso un’industria: come riconoscere, fra le materie rimaste al 31 dicembre, quelle acquistate in una certa data rispetto a quelle comprate in un’altra occasione, e dunque per un costo differente?
È per questo motivo che il legislatore consente, come alternativa al costo specifico, l’applicazione di tre possibili metodi di stima: il LIFO, il FIFO e il costo medio ponderato.
Prima di spiegare in cosa consistono tali metodi di stima, va chiarito che, una volta adottato un metodo, questo va mantenuto negli anni, a meno che non vi siano motivi fondati (da riferire in Nota Integrativa, insieme alle relative conseguenze contabili) che giustifichino tale variazione.
In teoria, ricorrere ad un metodo di stima piuttosto che ad un altro è libera scelta del redattore del bilancio. Tuttavia, il principio generale della “rappresentazione veritiera e corretta” imporrebbe di adottare il metodo che maggiormente si avvicina a rappresentare l’effettiva rotazione delle scorte nel magazzino.

Valutazione rimanenze di magazzino LIFO
VALORIZZAZIONE LIFO, FIFO e COSTO MEDIO PONDERATO
La dottrina aziendalistica ha “inventato” moltissimi metodi per stimare l’ammontare delle rimanenze di magazzino, ma solo tre di essi sono considerati ammissibili dal Codice Civile nella redazione del bilancio d’esercizio: il LIFO (“Last In First Out”, o “Ultimo Entrato Primo Uscito”), il FIFO (“First In First Out”, o “Primo Entrato Primo Uscito”) e il costo medio ponderato.
Secondo il primo metodo, si parte dal presupposto che ogni scarico dal magazzino vada in ordine cronologico inverso rispetto ai carichi; secondo il FIFO, invece, si applica il ragionamento contrario. Il costo medio ponderato, infine, ipotizza che gli scarichi avvengano proporzionalmente ai carichi, con le relative conseguenze sulle rimanenze.
Ipotizziamo un’impresa che acquisti il 5 gennaio materie per 100 chilogrammi a 5 euro l’uno e il 10 luglio 70 chilogrammi a 6 euro l’uno, poi il 20 novembre sono scaricati 120 chilogrammi. Al 31 dicembre rimangono dunque in magazzino 50 chili: come valutarli?
Applicando il LIFO immaginiamo che i 120 Kg. scaricati a novembre siano quelli acquistati a luglio e metà di quelli comprati a gennaio: così, dobbiamo ritenere che i 50 Kg. rimasti in magazzino facciano parte della partita di gennaio e li valuteremo dunque 250 euro.
Secondo il FIFO, invece, la conclusione è che a novembre abbiamo scaricato l’intera partita di gennaio e una parte di quella di luglio: i 50 Kg. rimasti, dunque, sono tutti del carico di luglio e saranno valutati 300 euro.
Secondo il costo medio ponderato, infine, ipotizziamo che lo scarico di novembre sia una media ponderata dei carichi di gennaio e luglio. Perciò, stimeremo le rimanenze secondo la formula: [(100*5) + (70*6)] / 170 * 50 = 270,59.
È da segnalare come solitamente il FIFO porti ai risultati più ridotti e il LIFO a quelli maggiori.
Fonte: https://www.impresalavoro.eu
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